Una giornata da Partigiani

Il giorno 7 aprile 2016 noi ragazzi della classe 5Bin dell’Istituto Marconi di Dalmine, accompagnati dalla Prof.ssa Campana, dal Prof. Perani e guidati dal segretario dell’ANPI di Dalmine, Giorgio Marcandelli , abbiamo raggiunto, dopo un lungo e faticoso percorso, la località denominata “ Malga Lunga”.

Il pullman, partito alle ore 8 dall’istituto in direzione Gandino, ci ha accompagnati fino all’inizio del sentiero; dopo di che abbiamo iniziato il lungo cammino verso il rifugio, dapprima su strade asfaltate, poi su sentieri impervi in mezzo alla boscaglia.

Col favore di una gradevole giornata di sole ,che ci ha regalato temperature primaverili, abbiamo raggiunto il rifugio “Malga Lunga”, dopo due ore e mezza di camminata e qualche difficoltà, superando indenni il sentiero detto “Spezza ossa”.

Nella bergamasca la Malga lunga, durante il periodo resistenziale, è stata una roccaforte partigiana strategicamente importante; qui ,nel corso del 1944, si è insediata la 53a Brigata, che ha assunto il nome di “Tredici Martiri di Lovere” in onore dei tredici partigiani fucilati in quella località il 22 dicembre 1943 (Francesco Bessi, Giulio Buffoli, Salvatore Conti, Andrea Guizzetti, Eraldo Locardi, Vittorio Lorenzini, Giacinto Macario, Giovanni Moioli, Luca Nitkisc, Ivan Piana, Giuseppe Ravelli, Mario Tognetti, Giovanni Vender).Essa era situata in un punto strategico tra Sovere e Gandino, da cui si godeva di un’ampia veduta della vallata sottostante.

Una volta arrivati all’agognata meta , più o meno zoppicanti e/o doloranti, abbiamo ascoltato un intervento molto interessante sulla storia del rifugio e sulle fasi salienti della lotta partigiana  nelle montagne bergamasche che ci ha affascinato, ma anche un po’ impaurito perché ,suggestionati dallo sfondo realistico, abbiamo provato a “ calarci nei panni” di chi queste vicende li ha veramente vissute sulla propria pelle.

Alle 14, dopo aver pranzato e scattato qualche foto, ci siamo nuovamente incamminati lungo il sentiero, decisamente più dolce in discesa, per il rientro.

Tutti noi, nonostante la stanchezza e le insidie del percorso, abbiamo apprezzato questa escursione , in quanto è risultata interessante ed educativa.

Un aspetto su cui abbiamo riflettuto è sicuramente la tenacia, la determinazione ed il coraggio dei partigiani, i quali affrontavano quei sentieri senza le attrezzature moderne, provvisti unicamente di modesti capi di vestiario donati loro dalla popolazione, ma animati da una grande idealità: liberare il paese dal nazifascismo e ripristinare le libertà democratiche. Una domanda che ci siamo posti è la seguente: avremmo avuto, nei loro panni, lo stesso coraggio? Difficile rispondere di sì.

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